Così Nap. difende onore e strategia di un anno e dà una mano a Renzi

Difende strenuamente se stesso, le riforme, e la ragione per la quale ha sentito come un dovere quello che lui chiama “il forzoso prolungamento” della sua funzione di presidente della Repubblica. Ieri lo ha detto al Quirinale, parlando ai giovani magistrati che hanno appena concluso il tirocinio. Ma le parole di Giorgio Napolitano sono soprattutto rivolte alle forze politiche, al corpo elettorale, al serpreggiante sentimento sfascista che anima Beppe Grillo, e sono rivolte anche a Silvio Berlusconi, il Cavaliere umbratile che ha affidato al capo dello stato una funzione catartica: gli attribuisce la colpa di ogni suo guaio.
15 AGO 20
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Difende strenuamente se stesso, le riforme, e la ragione per la quale ha sentito come un dovere quello che lui chiama “il forzoso prolungamento” della sua funzione di presidente della Repubblica. Ieri lo ha detto al Quirinale, parlando ai giovani magistrati che hanno appena concluso il tirocinio. Ma le parole di Giorgio Napolitano sono soprattutto rivolte alle forze politiche, al corpo elettorale, al serpreggiante sentimento sfascista che anima Beppe Grillo, e sono rivolte anche a Silvio Berlusconi, il Cavaliere umbratile che ha affidato al capo dello stato una funzione catartica: gli attribuisce la colpa di ogni suo guaio.
“Anche nell’anno trascorso che definirei di forzoso prolungamento della mia funzione di presidente”, ha detto Napolitano, “ho tenuto ferma, per quanto fossero aggressivamente faziose le reazioni, una linea di condotta [**Video_box_2**]ancorata al principio della divisione dei poteri”. E dunque il presidente della Repubblica, ogni volta che può, lascia intendere quale sia la sua linea di condotta: ottenere la nuova legge elettorale, conquistare le riforme istituzionali (il monocameralismo) sulle quali si sono impegnati sia Matteo Renzi sia Berlusconi, per poi, una volta ristabilito l’ordine nel pazzotico proscenio dell’Italia politica, lasciare il Palazzo del Quirinale. E insomma Napolitano vuole ancora esercitare tutta la sua autorità perché venga ripristinata una legge elettorale maggioritaria, come hanno deciso un referendum e diverse maggioranze parlamentari, evitando il ritorno a un meccanismo proporzionale paralizzante. Dunque sostiene Renzi. Con una legge elettorale corrispondente all’esigenza di assicurare la governabilità e la rappresentatività, con un Senato svuotato del potere di fiducia, ci sarà finalmente di nuovo lo spazio per l’esercizio della sovranità popolare e per l’elezione di una nuova rappresentanza nazionale in grado di superare la supplenza esercitata in questi anni da Napolitano. Il presidente, a quel punto, superato il “forzoso prolungamento” della sua funzione, potrà quindi realizzare il suo primitivo disegno di ritirarsi da una vita pubblica ragguardevole per dare anche in questo modo il segnale di un avvio di restaurazione della fisiologia democratica.